Conoscere (06 Agosto 2013)

Abbiamo deciso di andare in Namibia nell’aprile di quest’anno. Di solito organizziamo i nostri viaggi autonomamente ma in questo caso, trattandosi di un paese vasto e poco abitato, abbiamo cercato un tour operator locale.

Informandoci sul web la nostra scelta è caduta su Namibia Travel, operatore turistico namibiano composto da ragazzi italiani. Dopo i primi contatti via e-mail per concordare il tour, sono iniziate le pratiche necessarie per dare inizio alle prenotazioni. Il nostro referente è stato Emanuele e si è sempre dimostrato molto disponibile nel rispondere ai nostri dubbi e prodigo di preziosi consigli.

Siamo arrivati all’aeroporto di Windhoek, capitale della Namibia, il mattino del 7 agosto dopo 20 ore di viaggio. Ad accoglierci c’era Emanuele che ci ha consegnato la borsa da viaggio, contenente diverse cose utili oltre alla cartina della Namibia, mappe dettagliate dei luoghi che intendevamo visitare e due schede telefoniche namibiane, quindi davanti a un cappuccino ci ha illustrato tutto il tour nei minimi dettagli consigliandoci anche gli orari migliori per le visite da effettuare. Ci ha poi accompagnato al noleggio dell’auto, una 4x4 con doppia ruota di scorta e, dopo le verifiche e la consegna del navigatore in lingua italiana, ci ha salutato. E’ cominciata così la nostra avventura africana. Il nostro primo albergo, il Casa Blanca Hotel, pur essendo lontano dal centro, ci ha offerto attraverso il suo splendido personale, una accoglienza straordinaria. Ricordiamo ancora Tuno.

All’alba del giorno successivo ci dirigiamo verso sud-est. Dopo aver superato il Tropico del Capricorno, ben segnalato sulla strada, arriviamo all’Anib Lodge nel Kalahari, la grande sete. La savana con la terra rossa è il primo assaggio dei paesaggi africani. Durante il percorso in jeep con la guida abbiamo avvistato molti animali: kudu, struzzi, orici, springbock e al tramonto, prima di rientrare al lodge per la cena, ci è stato offerto un aperitivo con vista sulla savana. Al ritorno il freddo si è fatto sentire anche se la guida ci ha fornito di coperte.

Il giorno seguente partenza all’alba per raggiungere il Fish River Canon. Durante il percorso, tra paesaggi spettacolari, ci fermiamo alla foresta degli alberi faretra e al Giant’s Playground. Gli alberi faretra sono straordinari e il paesaggio di rocce marroni e nere poste una sopra l’altra lo è altrettanto. Finalmente in serata, dopo chilometri di strade sterrate, arriviamo al Canon Lodge. Questo lodge si trova in una posizione splendida circondato com’è da imponenti rocce rosse.

Al mattino dopo visitiamo il Canyon che, per grandezza, è il secondo al mondo dopo quello degli Stati Uniti.

In realtà la visita senza fare il trekking sul fondo del canyon è stata un po’ deludente ma, per farlo, ci vogliono quattro giorni oltre a un permesso speciale.

Abbiamo proseguito poi verso ovest per raggiungere il Klein Aus Vista.

Il giorno successivo ci dirigiamo verso Luderitz e la tappa più interessante si rivela la visita della città fantasma di Kolmanskop. La città fu costruita nel deserto agli inizi del novecento dopo la scoperta di un filone diamantifero ma, esaurito quel filone, fu abbandonata e oggi le sue costruzioni sono state letteralmente invase dalla sabbia creando uno scenario irreale e fantastico. È affascinante aggirarsi nelle case, nelle scuole, negli ospedali invasi dalla sabbia, tra porte che sbattono agitate dal vento e decorazioni decò.

Proseguendo lungo la strada costeggiamo la Diamond Area e ci dirigiamo sulla costa dove percorriamo un tratto fino al Diaz Point incontrando nelle lagune vari animali, fenicotteri, antilopi e potendo avvistare con il binocolo i pinguini che vivono in un isolotto. La cittadina di Luderitz è carina ed è divertente vedere una città coloratissima in stile architettonico nord europeo in piena Africa. Noi ci siamo andati di domenica e la città era purtroppo completamente deserta

Da qui in poi ci dirigeremo verso nord, che qui, nell’altro emisfero, vuol dire verso il caldo.

Lungo la strada faremo un incontro molto particolare che ci renderà famosi tra i turisti che spesso incontravamo nelle varie tappe. Viaggiamo tranquilli sulla strada sterrata che costringe ad una velocità molto moderata quando all’improvviso, come se niente fosse, una grossa leonessa ci attraversa di corsa la strada e poi si allontana, scomparendo nel bush. Siamo rimasti tutti e tre talmente sorpresi da non fare in tempo a scattare foto e perciò non abbiamo prove dell’accaduto, ma è successo veramente!

Arriviamo nel pomeriggio al Sossusvlei Lodge, le prime dune ci aspettano.

Il lodge è fantastico, con casette in parte in muratura e con la copertura tendata. Di notte è facile sentire la presenza di animali e la mattina dopo abbiamo trovato le loro impronte sulla sabbia, proprio vicino alle finestre dei bungalow.

In effetti qui in Namibia tutti i lodge sono fatti veramente bene. I bungalow, anche se è un po’ riduttivo chiamarli così, sono bellissimi dentro e sono perfettamente integrati nella natura circostante.

Sossusvlei è un parco naturale di dune rosse molto antiche, dalle forme morbide modellate dal vento. Seguendo i consigli del nostro tour operator, entrati nel parco di Sossusvlei, siamo andati subito al Deadvlei, lasciandoci la Duna 45 per dopo, infatti all’alba era piena di gente. Il Deadvlei è uno spettacolo incredibile. Un lago perennemente asciutto, costellato di alberi secchi, ai piedi di Big Daddy, la duna più alta del mondo.

Poi c’è Sossusvlei, un lago circondato da dune, che periodicamente si bagna per le rare piogge che cadono in Namibia durante l’estate. Infatti qui la vegetazione intorno al lago è più folta e più verde.

Poi abbiamo deciso di tornare indietro verso l’ingresso del parco a visitare il Sesriem Canon, all’interno del quale si può fare una bellissima passeggiata, molto facile. In realtà avevamo deciso di tornare alla Duna 45, verso il tramonto, quando non c’era più nessuno. È stato bellissimo scalare la duna quando si è soli e si può ammirare dall’alto il paesaggio intorno e vedere i piccoli vortici che il vento fa sulla sabbia e la cresta della duna creata dal vento. È faticoso ma ne vale davvero la pena.

Il giorno successivo si riparte alla volta di Swakopmund. Facciamo una sosta a Solitaire citata in tutte le guide per un’ottima torta di mele; Solitaire non è una città ma un piccolo agglomerato di case con distributore di benzina, qualche hotel e questa pasticceria ed allo stato attuale conta 92 abitanti (come illustrato in un cartello) ma la cosa buffa è che all’interno della pasticceria vi è un cartello che cita: the best in town.

Il viaggio continua passando attraverso meravigliosi paesaggi di montagna. Ad un certo punto vediamo davanti a noi alcune auto ferme sulla strada. Il motivo era un babbuino seduto in mezzo alla strada, fotografato come una star, che ci guardava incuriosito come un vecchio signore guarda i passanti seduto al tavolino del suo bar.

Lungo il viaggio iniziamo a sentire un insistente cigolio proveniente da sotto la macchina e siamo preoccupati per la prosecuzione del viaggio. Arrivati a destinazione, chiamiamo il nostro angelo custode Emanuele che in dieci minuti ci trova la soluzione migliore per non farci perdere neanche un minuto del nostro viaggio e nello stesso tempo risolverci il problema alla macchina. Infatti,il giorno dopo ci viene a prendere uno shuttle dell’agenzia che organizza l’escursione in catamarano e sulle dune, mentre un meccanico incaricato dalla compagnia di noleggio andrà in albergo a ripararci o sostituirci l’auto.

Alle 8,45 ci imbarchiamo sul catamarano, dove sale un’otaria per poi rituffarsi in mare. Dopo aver bevuto il caffè namibiano, così denominato dalla guida, che altro non è che un ottimo Cherry, incontriamo numerosissime otarie, fenicotteri, cormorani e delfini. Veniamo poi lasciati sull’altra sponda dell’insenatura, dove ci aspettano le guide con le vetture 4x4 per portarci sulle dune di Sandwich Harbour

A parte il divertimento di andare su un ottovolante di sabbia, l’indimenticabile spettacolo delle dune alte cento metri che finiscono a strapiombo sull’oceano è straordinario. Poi si finisce a pranzare in mezzo al deserto con ostriche e prosecco del Capo su tovaglie bianche flute di cristallo e piatti di porcellana! La nostra guida è un simpatico tedesco con la barba bianca che si diverte a spaventarci mostrandoci foto di auto capottate nella sabbia e ci indica un antico scheletro dicendoci che si trattava di un turista che si era perso.

Al nostro ritorno in hotel, dopo una magnifica giornata, ritroveremo l’auto pronta come se niente fosse successo. Organizzazione perfetta!

Anche perché perdere questa gita sarebbe stato un vero disastro.

A sera, fuori da un ristorante incontriamo una famiglia tedesca molto carina che avevamo conosciuto durante soste precedenti , e lui, un uomo molto simpatico, ci racconta, ridendo a crepapelle, che aveva raccontato a degli inglesi del nostro incontro con la leonessa, ma loro gli avevano detto che era impossibile che fosse vero. Di rimando lui gli aveva replicato “è vero! … me l’hanno detto gli italiani”. E finita con grandi risate da parte di tutti noi; la nostra fama di popolo inaffidabile ormai è troppo consolidata.

Swakopmund sembra una stazione balneare per le vacanze, con tutte casette nuove di zecca e neanche molto belle, ma si può fare la prima tappa di shopping. Purtroppo i negozi aprono alle 9 o 10 e chiudono alle 17. Il centro ha la tipica architettura tedesca di fine ‘800

Ci dirigiamo poi verso Opuwo, che si trova quasi al confine con l’Angola, e siamo obbligati ad una sosta tecnica nel bellissimo Damara Mopane Lodge bellissimo con i suoi bungalow forniti di orti personali.

Noi, essendoci fermati al mattino a Swakopmund per fare un po’ di acquisti, non abbiamo avuto il tempo di fare escursioni alla White Lady e alle pitture rupestri. Infatti è sconsigliabile guidare dopo il tramonto.

Da qui in poi la temperatura sarà calda e piacevole anche di sera.

Dopo giorni di paesaggi incontaminati senza incontrare quasi nessuno, l’arrivo ad Opuwo è quasi uno shock.

È un piccolo villaggio crogiuolo di etnie che camminano per le strade o nei supermercati senza badare l’una all’altra. Puoi incontrare donne Herero con i loro coloratissimi vestiti ottocenteschi e i tipici copricapo a forma di corna di toro passeggiare con donne Himba a seno nudo e gonnellino di pelle di capra, ragazze bellissime vestite con top e leggins, signore eleganti con camicetta e gonna e l’ombrellino per ripararsi dal sole. Pernottiamo all’Opuwo Country Lodge, un posto fantastico.

La nostra scelta di fermarci ad Opuwo è dovuta all’interesse che avevamo di visitare un villaggio himba anche se eravamo molto perplessi perché non volevamo sentirci come in visita allo zoo. In realtà è stata un’esperienza bellissima perché ci siamo andati da soli con Queen Elisabeth come guida.

Queen Elisabeth, una Himba anche lei, ma non vestita in modo tradizionale è molto simpatica e ricorderemo sempre il suo “Oh Santa Maria!”.

Gli Himba erano un popolo nomade dedito alla pastorizia ed anche se ora sono stanziali gli uomini, durante la stagione secca, vanno fuori con le mandrie per cercare i pascoli, quindi al villaggio, c’era solo il capo villaggio con donne e bambini. Tutti bellissimi e molto cordiali. Al nostro arrivo uno dei bambini è venuto a prenderci alla macchina, ha preso la mano di uno di noi e non l’ha lasciata fino a che non ci siamo presentati al capo villaggio. All’improvviso le adolescenti del villaggio hanno organizzato un mercatino dove non si può andare via senza aver comprato qualcosa.

Una delle donne ci ha invitato nella sua capanna e si è divertita a dipingerci il viso con la pasta color ocra con cui loro si ricoprono tutto il corpo e i capelli. Questo ha provocato molta ilarità nei ragazzini che ci hanno visto al nostro rientro ad Opuwo

In genere il popolo namibiano è molto accogliente, cordiale e amichevole.

Siamo quasi alla fine del nostro viaggio ma ci aspettano ancora tre giorni al parco Etosha, assolutamente da non perdere.

Le prime due notti abbiamo pernottato fuori dal parco all’Etosha Safari Lodge e solo l’ultima all’interno all’Halali Resort.

Vedere gli animali liberi nel loro habitat è un’esperienza impagabile e anche se ci vuole fortuna, il parco è talmente popolato che è impossibile non vedere qualcosa di interessante.

Ad esempio, ci è capitato di vedere un numeroso gruppo di Springbock mettersi a correre e fare i loro tipici salti, tanti elefanti, rinoceronti, zebre, orici, gnu, kudu, sciacalli, facoceri e poi ci è capitato di trovarci di fronte un gruppo di giraffe che volevano passare proprio dove eravamo noi nella nostra auto. Mi ricordo che ne arrivavano sempre di più e si erano fermate tutte davanti a noi. Ovviamente abbiamo deciso di rimanere fermi e aspettare le loro mosse. Una di loro si è avvicinata alla nostra auto, ha guardato prima da una parte e poi dall’altra cercando un varco per passare. Presa la decisione, ha guidato tutte le altre per portarle alla pozza che era proprio alle nostre spalle.

Per non parlare di un gruppo di leonesse con un maschio in amore e poi,stanchi, sdraiati a riposarsi come dei gattini.

Ci attende Windhoek con il suo aeroporto ma prima facciamo un’altra sosta a Okahandja famosa per il suo artigianato in legno. Avvicinandosi alla capitale la strada diventa stranamente trafficata; eravamo abituati a incontrare poche auto ed anche la città e animata e vivace.

È stato un bellissimo viaggio nella natura dove anche la giornata segue il ritmo del sole, sveglia all’alba e riposo al tramonto, con spazi immensi e poca gente molto cordiale e curiosa.

FONTE: http://turistipercaso.it/sandwich-harbour/70227/namibia-on-the-road.html